films#4: Una notte da leoni 3 (l’epilogo)

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Diciamo la verità, era palese che Una notte da leoni 3 sarebbe stato un triste epilogo, lo si capiva già in parte dal precedente. Non sono mai stata fa quelli che si aspettavano qualcosa di epico, ma sono sempre piuttosto scettica su sequel e prequel. Eppure, dopo aver riso così tanto con il primo e anche con il secondo, non ho potuto non andare al cinema per completare “il percorso”. In parte lo devo anche a Bradley, uno dei miei attori preferiti di sempre. (Ma quanti film sta girando Bradley? Ultimamente ne ho visti davvero un sacco!).

Il funerale: una delle scene ben riuscite

Che dire del film? Questa volta si è tentato di cambiare il format, ossia, niente più addii al celibato e matrimoni, ma un funerale e una parvenza di trama. Credo che quest’ultima parte più la volontà di chiudere il cerchio ricollegandosi ad ogni costo al primo siano state le cose che hanno decretato l’insuccesso del film.

La trama è semplice: muore il padre di Alan (Zach Galifianakis), così Doug (Justin Bartha), Phil (Bradley Cooper) e Stu (Ed Helmes) si riuniscono per convincere Alan ad entrare in una clinica per risolvere i suoi problemi.

Alan decide di accettare, a patto che sia “il branco” ad accompagnarlo. Per strada i quattro vengono speronati da un tir, da cui poi scende uno squadrone guidato da “Doug nero” (lo spacciatore del primo film) e dal suo capo Marshall. Come in ogni film, Doug bianco viene subito messo fuori gioco, preso come ostaggio dallo squadrone. Per riaverlo Alan, Phil e Stu devono ritrovare Mr. Chow e costringerlo a restituire i soldi rubati a Marshall.

Grazie ad Alan, che è sempre rimasto in contatto con Chow, i tre lo ritrovano, ma solo per farsi fregare e perderlo nuovamente. Fra una disavventura e l’altra, il gruppo ritornerà a Las Vegas, nella suite del Caesars Palace, dove tutto ebbe inizio e dove tutto finirà.

 Il terzo episodio di Una notte da leoni, non è altro che un pallido riflesso di quello che sono stati i precedenti due. Come dicevo, un punto debole è sicuramente la trama, che a tratti è un po’ troppo sopra le righe, nel tentativo di dare un taglio più da action movie, e il voler a tutti i costi collegarsi al primo in ogni dettaglio. La trovata di far tornare tutti a Las Vegas non è male, ma al di là di questo c’è un gioco di richiami un po’ troppo esagerato.

Mr. Chow poi, se è ottimo come personaggio secondario, altrettanto non lo è come primario, finisce quasi per annoiare e non fa granchè ridere. Lo ho sempre visto come un personaggio poco riuscito e in generale a me sta davvero troppo antipatico, non ho gradito molto la scelta di espandere il suo ruolo in questo modo.

In tutto il film si avverte una nota di “forzatura” che non permette di goderselo a dovere, come ad esempio la quantità di morti che i tre si lasciano alle spalle, degno di una film d’azione, ma non di un film comico e comunque non di Una notte da leoni; Stu, Phil e Alan centrano poco o niente con James Bond, è inutile calcare la mano. Alla fine Mr.Chow arriva praticamente ad essere il Deus ex machina che al momento opportuna libera “il branco” dai suoi problemi uccidendo tutti, ma senza che siano loro a sporcarsi le mani. Della serie, ci siamo ritrovati con una storia che non sappiamo concludere…che si fa?

Ci sono comunque scene geniali, che fanno morire dal ridere, almeno su questo punto sono rimasta colpita, il problema è tutto quello che c’è fra queste scene di comicità superstite. A tratti mi sono davvero goduta il film, tuttavia, tirando le somme, credo che questa volta “il branco” sia stato troppo mediocre e per un film di questo tipo che sta in bilico fra la banalità e la genialità basta poco a cadere di sotto. Questa volta Una notte da leoni non ha saputo mantenere questo equilibrio.

Voto: 6 (e solo perchè ormai il branco mi piace)

Films #3: Come un tuono

Parliamo ancora di film. Io amo andare al cinema, ormai lo avrete capito, quindi su questo blog si parlerà spesso di film, sia nuovi che vecchi.

Ieri approfittando del costo ridotto del cineforum, sono andata al cinema a vedere Come un tuono (The Place Beyond The Pines). Un giorno vi toccherà ascoltarvi la mia polemica sulla traduzione italiana dei titoli. Tutto sommato, nonostante sia completamente diverso, questa volta ci hanno pure preso, in fondo la frase clou del film, quella che sarà ricordata è proprio:

“se vai veloce come un fulmine, presto ti schianterai come un tuono”.

Trama:

Luke (Ryan Gosling) è un motociclista tatuato e teppista che gira il mondo facendo spettacoli in moto. La sua vita sarà sconvolta, nello scoprire che Romina (Eva Mendes) ha avuto un figlio da lui, che al momento del loro incontro ha già un anno. Da qui prende il via il racconto di vai drammi umani: Luke decide di smettere di vivere alla giornata e di diventare un padre, ma la sua frustrazione è sempre più grande quando si rende conto che non può mantenere il figlio, nè Romina, che vive ormai con un altro uomo, più affidabile.

Qui entra in gioco Avery (Bradley Cooper) che secondo la trama, è “un poliziotto che farà di tutto per incastrarlo” , beh, non è vero. L’incontro fra i due è breve quanto casuale. Avery ha la sfortuna di trovarsi, il suo primo anno di servizio, a rincorrere (per un unica sera) un ormai disperato Luke e di qui le cose non andranno che peggiorando per tutti, o quasi.

Luke e il figlio

Cosa ne penso?

Questo non è che l’inizio del film , ma non posso andare oltre per non rovinarvelo. Nella recensione però non posso fare altrimenti, e almeno qualcosa devo svelarvi, quindi, se volete vedere il film non proseguite.

Partiamo dalle cose che più mi sono piaciute, ossia gli attori. Rayan Gosling e Bradley Cooper sono eccellenti nei loro ruoli (tralasciando il pessimo doppiaggio di Cooper, che ogni volta mi rattrista). Altra cosa molto buona, è l’idea che sta alla base del film, ossia, tutta una serie di drammi umani, legati fra loro tramite il breve incontro tra Luke e Avery, ma che avranno ripercussioni molto durature, tanto da condizionare anche la vita dei figli di entrambi. Fra l’altro dei drammi del tutto plausibili e mai portati all’eccesso. Interessante sono sia la figura di Luke, ma ancora di più quella di Avery, un poliziotto che stranamente non è una dura macchina di morte, ma un essere umano leale e capace di pietà (almeno all’inizio).

Cosa non mi è piaciuto. Le scelte di regia. Il film è lentissimo, ma davvero troppo. Sembra che la costante del film sia far guidare le persone su strade boschive e/o sterrate. Fra un evento e l’altro c’è sempre una scena del genere, che sia in macchina, in moto e in bici, l’apice degli eventi è sempre coordinato a questo. Sono troppe. L’impressione finale è che il dramma umano faccia da contorno al tema principale, ossia un documentario sulle strade americane. Anche i continui primi piani degli attori alla fine risultano noiosi. Va bene aggiungere enfasi in questo modo, ma ogni tanto è piacevole anche avere un po’ di contorno. Non è un film facile, già è difficile avere a che fare con un personaggio problematico, quando poi sono così tanti, lasciare il giusto spazio ad ognuno non è semplice.  Derek Cianfrance si è avvicinato, ma non ci è completamente riuscito e più il film procede, più si perde in cose inutile e prive di attinenza, finendo per annoiare a morte lo spettatore. La cosa che ho pensato mentre guardavo la pellicola è stata: “In mano ad un altro regista sarebbe stato un gran film”.

Ultima annotazione, la scena dell’incontro fra Luke e Avery è quella che cambia tutto, dovrebbe essere enfatizzata al massimo, e forse Cianfrance ci ha anche provato, di fatto sembra una parodia di un inseguimento guardia e ladri dei film polizieschi. Imbarazzante, è il punto di massima caduta di stile.

Presupposti ottimi, risultati mediocri.

Voto: 5,5