Films #3: Come un tuono

Parliamo ancora di film. Io amo andare al cinema, ormai lo avrete capito, quindi su questo blog si parlerà spesso di film, sia nuovi che vecchi.

Ieri approfittando del costo ridotto del cineforum, sono andata al cinema a vedere Come un tuono (The Place Beyond The Pines). Un giorno vi toccherà ascoltarvi la mia polemica sulla traduzione italiana dei titoli. Tutto sommato, nonostante sia completamente diverso, questa volta ci hanno pure preso, in fondo la frase clou del film, quella che sarà ricordata è proprio:

“se vai veloce come un fulmine, presto ti schianterai come un tuono”.

Trama:

Luke (Ryan Gosling) è un motociclista tatuato e teppista che gira il mondo facendo spettacoli in moto. La sua vita sarà sconvolta, nello scoprire che Romina (Eva Mendes) ha avuto un figlio da lui, che al momento del loro incontro ha già un anno. Da qui prende il via il racconto di vai drammi umani: Luke decide di smettere di vivere alla giornata e di diventare un padre, ma la sua frustrazione è sempre più grande quando si rende conto che non può mantenere il figlio, nè Romina, che vive ormai con un altro uomo, più affidabile.

Qui entra in gioco Avery (Bradley Cooper) che secondo la trama, è “un poliziotto che farà di tutto per incastrarlo” , beh, non è vero. L’incontro fra i due è breve quanto casuale. Avery ha la sfortuna di trovarsi, il suo primo anno di servizio, a rincorrere (per un unica sera) un ormai disperato Luke e di qui le cose non andranno che peggiorando per tutti, o quasi.

Luke e il figlio

Cosa ne penso?

Questo non è che l’inizio del film , ma non posso andare oltre per non rovinarvelo. Nella recensione però non posso fare altrimenti, e almeno qualcosa devo svelarvi, quindi, se volete vedere il film non proseguite.

Partiamo dalle cose che più mi sono piaciute, ossia gli attori. Rayan Gosling e Bradley Cooper sono eccellenti nei loro ruoli (tralasciando il pessimo doppiaggio di Cooper, che ogni volta mi rattrista). Altra cosa molto buona, è l’idea che sta alla base del film, ossia, tutta una serie di drammi umani, legati fra loro tramite il breve incontro tra Luke e Avery, ma che avranno ripercussioni molto durature, tanto da condizionare anche la vita dei figli di entrambi. Fra l’altro dei drammi del tutto plausibili e mai portati all’eccesso. Interessante sono sia la figura di Luke, ma ancora di più quella di Avery, un poliziotto che stranamente non è una dura macchina di morte, ma un essere umano leale e capace di pietà (almeno all’inizio).

Cosa non mi è piaciuto. Le scelte di regia. Il film è lentissimo, ma davvero troppo. Sembra che la costante del film sia far guidare le persone su strade boschive e/o sterrate. Fra un evento e l’altro c’è sempre una scena del genere, che sia in macchina, in moto e in bici, l’apice degli eventi è sempre coordinato a questo. Sono troppe. L’impressione finale è che il dramma umano faccia da contorno al tema principale, ossia un documentario sulle strade americane. Anche i continui primi piani degli attori alla fine risultano noiosi. Va bene aggiungere enfasi in questo modo, ma ogni tanto è piacevole anche avere un po’ di contorno. Non è un film facile, già è difficile avere a che fare con un personaggio problematico, quando poi sono così tanti, lasciare il giusto spazio ad ognuno non è semplice.  Derek Cianfrance si è avvicinato, ma non ci è completamente riuscito e più il film procede, più si perde in cose inutile e prive di attinenza, finendo per annoiare a morte lo spettatore. La cosa che ho pensato mentre guardavo la pellicola è stata: “In mano ad un altro regista sarebbe stato un gran film”.

Ultima annotazione, la scena dell’incontro fra Luke e Avery è quella che cambia tutto, dovrebbe essere enfatizzata al massimo, e forse Cianfrance ci ha anche provato, di fatto sembra una parodia di un inseguimento guardia e ladri dei film polizieschi. Imbarazzante, è il punto di massima caduta di stile.

Presupposti ottimi, risultati mediocri.

Voto: 5,5

Annunci

films #2: 100 feet, perimetro di paura

Rieccoci qua,

fra i miei generi preferiti, sia per letture che per film ci sono gli horror. Purtroppo ultimamente al cinema non ne combinano una giusta in questo ambito, perfino Dario Argento con il suo Dracula 3d ha perso colpi. Ogni tanto comunque, giusto perché la speranza è sempre quella di trovare qualcosa di valevole, tiro fuori qualche titolo e provo a visionarlo.

L’altro giorno, mi sono messa a guardare un horror del 2008, 100 feet, tradotto in italiano con Perimetro di paura.

locandina

La storia è quella di Marnie, una donna maltrattata dal marito, che finisce per ucciderlo per difesa personale. Dopo aver scontato i dovuti anni di carcere, viene spostata agli arresti domiciliari, con l’obbligo di rimanere entro 100 piedi (30 metri e qualcosa) dal rilevatore. Sfortunatamente per Marnie, suo marito ha subito pressapoco la stessa sorte, e il suo spirito, parecchio vendicativo, è legato alla casa dove è morto e continua a picchiarla.

All’inizio questo film mi ha fatto quasi ricordare i buoni vecchi horror di una volta.  Marnie è un personaggio meraviglioso, non la solita scema che si rifugia nell’angolino a piangere (la locandina, riproduce l’unica scena in cui succede, e a ragione comunque) o che fa l’esatto contrario di quello che farebbe una persona normale braccata da un fantasma. Marnie sa di essere sola, di non poter farsi aiutare da nessuno e di essere in grave pericolo, ne prende subito atto e senza piangersi addosso, agisce di conseguenza dichiarando guerra allo sgradito inquilino, e rimarco agisce (finalmente!). Ottimo personaggio interpretato da un’ottima attrice (Framke Janssen).

Il cattivo, un fantasma molto violento, perfetto ingrediente per un buon horror, è inarrestabile, non ha sentimenti di qualsiasi genere se non una furia ossessiva. Non fa apparizioni tanto per fare “bu”. Ottimamente riuscito anche lui.

Mi è piaciuto anche il fatto che il regista non si è lanciato nella solita serie di sanguinamenti e uccisioni fini a se stessi. Il tema della donna, prima abusata dal marito nonostante le continue denunce e poi evitata da tutti nel momento in cui sceglie di reagire, trova un suo spazio di riflessione all’interno del film. La sua disperazione e la sua solitudine sono resi molto bene.

Ci sono un po’ di inesattezze, come ad esempio il fatto che i 100 piedi famosi siano incredibilmente corti vicino alla porta d’uscita e incredibilmente lunghi ai piani superiori o sul retro della casa..mah!

Ma poi arrivò la Disney, e ahimè decretò la fine di un tanto promettente inizio.

A favore del regista, va detto che si è difeso bene dal lieto fine condito di buonismo gratuito e bacio finale, evitando gli ultimi due. Ciò non basta a ripagare lo spettatore dalle scene imbarazzanti e dell’ultima parte del film che scade veramente tanto.

Una particolarmente fuori luogo è quella dell’ultima apparizione dello spirito del marito di Marnie: lei lotta per fuggire all’incendio di casa sua quando lui le si para davanti impedendole di proseguire. Qui parte il rallentatore come nei migliori film d’azione, del tutto inutile e fuori luogo, quasi comico. Il fantasma si muove a rallentatore, lei si muove a rallentatore….e scopre come dare pace allo spirito di lui. Una scena terribile e un po’ assurda anche, oltre a dare la netta sensazione del solito trionfi dell’ammmore.

Il fatto poi che Marnie scopra fin dall’inizio cosa tiene il fantasma legato a lei, e non se ne liberi che nell’epica scena finale, fa rimanere un po’ perplessi, un po’ troppo perplessi. Un’eroina tanto interessante e lascia correre una cosa così grossolana?

Voto: 6,5 

L’importante è salvare la faccia

Ultimamente, più che mai, mi sto rendendo conto di quanto si punti, in quasi ogni campo, a farsi belli in faccia alla gente e commettere ogni genere di scorrettezze dietro la facciata attentamente costruita.

Tralasciamo la politica, maestra per eccellenza nel campo, proprio sono stanca di parlarne.

L’argomento che mi sta maggiormente a cuore, invece, è quello delle modelle. Sono ormai anni che se ne parla, anni che si fa polemica sulla mercificazione del corpo femminile, ma soprattutto sull’eccessiva magrezza delle modelle. Per mia fortuna non sono molto toccata dalla “bellezza mediatica”, ma vedo attorno a me tante persone che lo sono, e, cosa ancora più spaventosa, le bambine crescono spesso con la testa riempita di magrezza, pance piatte e perfezione corporea. Mi fa veramente una gran tristezza pensare che queste bambine diventeranno donne insicure e ossessionate da una bellezza che non esiste, spesso a rischio della loro stessa salute. Ormai è ampiamente dimostrato che chi punta solo sul proprio aspetto è particolarmente fragile e facile alle depressioni.

Non vale il discorso: “sono libere di scegliere”. Non è vero! Molte persone sono facilmente influenzabili, altre lo sono meno. Di certo ci vuole una grande forza a resistere al bombardamento continuo cui tutte siamo sottoposte e nessuno ha scelto volontariamente di prendervi parte.

Ed ecco che, mentre da una parte si parla bene, dall’altra si agisce male. In Svezia, proprio questo mese, una compagnia di modelle è stata denunciata per aver fatto dei casting fuori da una clinica per disturbi alimentari, con il preciso obiettivo di assumere ragazze anoressiche.

http://frontierenews.it/2013/04/svezia-casting-di-modelle-anoressiche-in-una-clinica/

Credo che comportamenti simili vadano ritenuti alla stregua di crimini contro la persona. Una ragazza seriamente malata si reca in clinica – e penso tutti sappiamo quanto sia difficile convincere un anoressico di esserlo, e convincerlo a farsi ricoverare – ed ecco che alla porta le viene proposto un contratto di lavoro anzichè il ricovero di cui avrà tanto bisogno.

Katya Zharkova, modella definita “oversize”

cose strane – pubblicità Geberit

Video

Girovagando su internet, mi spunta la solita non richiesta e altamente antipatica pubblicità.
Questa qui della Gebrit:

Sono rimasta basita dalle immagini che hanno scelto! Ditemi che non sono l’unica a fare queste constatazioni, ma questo è ciò che vedo:

c’è questa gentil donzella che si bagna in modo sexy sotto una cascata, con profusione di acqua che scende, e poi mi inquadrano…..un water!!

Il mio pensiero ha subito associato: acqua che scorre – sciacquone del wc. Che schifo! Che pensata si sono fatti alla Gebrit?

Ricetta: Tiramisu agli amaretti

dessert

Bentrovati!

Oggi cambiamo ancora argomento. Non temete, un giorno anche questo blog avrà una filo logico, ma per ora la cosa non mi alletta. Io sono così, mi piace provare mille cose, e come avrete capito dal titolo, mi piace sperimentare anche con la cucina.

Ieri approfittando di una ricetta trovata su Cucina Moderna e di un pomeriggio libero ho deciso di provare a fare un tiramisu un po’ diverso dal solito. Non sono una grande amante del tiramisu, al contrario di mio padre, così cerco sempre vie alternative di cucinarlo.

La ricetta seguente è una variazione di quella della rivista.

Non è il mio..che è già finito e non ho potuto fotografarlo!!

Tiramisu con ricotta e amaretti:

250g di mascarpone

250g di ricotta

4 uova

3 cucchiai di zucchero

200g di amaretti

200g di savoiardi

cacao

caffè

Preparazione:

NB: La ricotta serve soltanto per alleggerire il tiramisu, è più leggera del mascarpone e vi assicuro che la differenza non si nota assolutamente! Nessuno si è mai reso conto che io la uso.

Preparate subito una moca grande di caffè, così arriverà a raffreddarsi a sufficienza e risparmierete tempo.

Ammorbidite la ricotta e poi mescolatela con il mascarpone finchè non ottenete una crema senza grumi. Separate i tuorli e gli albumi dell’uovo, mescolate i primi con lo zucchero e sbatteteli con le fruste per farli diventare spumosi. Montate gli albumi a neve. Unite al mascarpone e ricotta i tuorli e in seguito anche gli albumi, mescolando dall’alto al basso (così evitate di smontarli).

Bagnate i savoiardi e gli amaretti con il caffè (non inzuppateli troppo) e disponeteli nella pirofila a file alterne. Completate il primo strato di biscotti e ricopritelo con metà della crema al mascarpone, aggiungete un secondo strato di biscotti e ricoprite ancora.

Decorate il tiramisu con il cacao, o semplicemente setacciatelo sopra l’ultimo strato.

Mettete in frigo e lasciate riposare per almeno 4 ore.

Questa ricetta è molto semplice e soprattutto buona. L’unico problema è che gli amaretti non rendono semplicissimo mettere le porzioni nei piattini. Se avete ospiti potete rimediare preparando il tiramisu direttamente in ciotole per dolci o armarvi di pazienza.

Buon appetito!

 

30 giorni di libri (1)

Bentrovati!

Prendendo spunto da un giochino che circolava su faccia libro, ed essendo io amante della lettura, ho preso in prestito questo tag, ossia 30 giorni di libri. In realtà non ho intenzione di postare tutti i giorni, ma di tanto in tanto, così avrò occasione di parlarvi di qualche libro.

1 giorno: il mio libro preferito

Qui sono già dolori. Quando mi si chiede di scegliere una cosa preferita, non so mai decidermi! Anche in questo caso ce ne sono tantissimi di libri che amo. Concedetemene almeno due.

Una delle tante edizioni

Uno dei due è sicuramente “Pride and Prejudice” della cara Jane Austen. Non sono psicopatica, ma non so davvero quante volte lo ho riletto! Amo la scrittura della Austen, e in particolare l’ironia e i personaggi di questo libro mi hanno incantata. Solitamente quando sono un po’ giù di corda, o sono stanca o stressata, mi ritrovo con questo libro in mano. Un po’ la versione cartacea di un buon infuso rilassante.

Quando lo ho letto la prima volta sono rimasta incantata già dall’introduzione, che credo sia il riassunto perfetto dello sguardo acuto ma sempre ironico della Austen sulla società. Una scrittura scorrevole e davvero piacevole che coglie sempre nel segno. Piacevole anche il fatto che Jane non parla di storie d’amore stucchevoli, ma sempre ben bilanciate e che condividono la parte centrale del palco con altri intrecci e avvenimenti, in modo da creare una trama interessante non banale. Per quanto ci si ostini a definirla una scrittrice di romanzi d’amore, questa è davvero una definizione che sminuisce i suoi meriti.

Se vi piace il romanzo e ancora non l’avete fatto vi consiglio di visionare la serie in 6 episodi della BBC dal titolo Pride e Prejudice con il bravissimo Colin Firth. Decisamente il miglior adattamento che io abbia visto fino ad ora.

 

Come secondo libro, ho scelto sempre un classico inglese, Wuthering Hights, ossia Cime Tempestose di Emily Bronte. Heathcliff, il cupo protagonista, mi ha conquistata fin dalle prime righe. Lo trovo un personaggio dalla psicologia estremamente interessante, ma sfuggente. Risulta difficile capire fin dove si spinga la sua crudeltà e fin dove sia possibile giustificare le sue azioni nel modo infame in cui la vita lo ha trattato. A condire il tutto c’è l’immenso amore per Catherine che lo redime e lo danna insieme, così intenso che nemmeno la morte arriva a spezzarlo. Questo è un libro cupo e quasi deprimente, eppure non lascia mai morire quella piccola fiammella di speranza che alla fine diventa un fuoco. Un libro molto particolare ma che mi piace moltissimo, pieno di personaggi dalla psicologia ben congegnata, uno più complesso dell’altro.

L’adattamento del 1939 (lo ho visto per puro caso, ma se vi prende un attacco di cinefilia ve lo consiglio!)

Crine tempestose, ovvero l’uso improprio dei classici

Voglio tornare a parlarvi di un marchio che io amo moltissimo, cioè Lush. Fra l’altro, Lush compie dieci anni e per festeggiare, invita tutti quanti al loro stand dal 15 al 17 marzo presso la fiera Fa la cosa giusta! a Milano.

Acquistando nelle botteghe Lush di Milano, inoltre, riceverete l’ingresso omaggio per la fiera.

Detto ciò, questa volta vi racconterò la mia esperienza con un prodotto per i capelli, Crine Tempestose.

Vi riporto quando viene detto sul sito:

“Con latte d’avena e burri tropicali protettivi e nutrienti, si usa senza risciacquo per plasmare, domare ed esaltare i boccoli ribelli o per dare fiducia ai boccoli timidi e buoni.
Allo stesso tempo idratante e styling, è la crema che vi permetterà finalmente di avere l’ultima parola con i vostri capelli. Applicatela senza risciacquo su tutta la lunghezza dei capelli bagnati per nutrirli e ammorbidirli con i burri tropicali e la cera di candellila, che aiuteranno anche a controllare il ricciolume, lo svolazzamento e le increspature, mentre il latte d’avena si prenderà cura dello scalpo. (Va bene anche sui capelli asciutti se sono mooolto crespi). Passata la tempesta, le vostre luminose crine saranno anche deliziosamente profumate di fiori d’arancio e gelsomino.”

Cime Tempestose (1939)

Ed ecco il mio uso improprio dei classici. A me l’odore di gelsomino non piace nemmeno un po’, però Cime Tempestose è uno dei miei libri preferiti, e così non ho saputo resistere e ho comprato questa crema per capelli. Grazie alla Bronte insomma, ho scoperto un prodotto favoloso che mi ha portata in parte a riappacificarmi con i miei capelli a metà fra il riccio e il mosso e pertanto ingestibili.

Il prezzo della crema non è bassissimo, costa 17,95 euro, ma come tutti i prodotti Lush, usandolo vi renderete conto che sono soldi davvero ben spesi. Innanzitutto, io normalmente per addomesticare i capelli uso una schiuma (ho girovagato fra varie marche) che applico mentre sono ancora bagnati, ma che me li secca tantissimo. Devo dire che mentre una schiuma mi dura in media un mesetto, Crine Tempestose è con me da ben cinque mesi, e solo oggi ho intravisto il fondo del barattolo. Costoso? Non direi!


A differenza delle solite schiume inoltre non secca per niente i capelli ma li lascia morbidissimi, e disciplinati, oltre che ben definiti. Vi ritroverete ad amarli! Il profumo, che era la mia principale preoccupazione è davvero buono, al gelsomino si sovrappone quello, che a me piace molto di più, dei fiori d’arancio. Non è un odore fastidioso o insistente ma delicato, e mi capita spesso che le persone attorno a me mi dicano che i miei capelli profumano di buono, fino a una paio di giorni dopo averli lavati, dura davvero tanto.

L’unico accorgimento da avere con questo prodotto, è che contenendo burri, va usato a piccole dosi, o vi ritroverete con i capelli appesantiti e sporchi come è successo a me la prima volta. Se invece prelevate piccole quantità di prodotto (due o tre ditate, ma fate delle prove in base alla lunghezza), lo spalmate sulle mani e solo poi lo applicate sui capelli otterrete un risultato perfetto!

Da quando ho provato Crine Tempestose ho trovato la mia crema per capelli ideale e sicuramente la ricomprerò non appena finita.

Voto: 4,5/5